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Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero quando a te la sua anima e al mondo la sua pelle dovrà riconsegnare quando verrà al tuo cielo là dove in pieno giorno risplendono le stelle.

Quando attraverserà l'ultimo vecchio ponte ai suicidi dirà baciandoli alla fronte venite in Paradiso là dove vado anch'io perché non c'è l'inferno nel mondo del buon Dio. Fate che giunga a Voi con le sue ossa stanche seguito da migliaia di quelle facce bianche fate che a voi ritorni fra i morti per oltraggio che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi Dio, fra le sue braccia soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte.

Dio di misericordia il tuo bel Paradiso lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso per quelli che han vissuto con la coscienza pura l'inferno esiste solo per chi ne ha paura. Meglio di lui nessuno mai ti potrà indicare gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare.

Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento Dio di misericordia vedrai, sarai contento. Dio di misericordia vedrai, sarai contento.

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Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli bocca sporca di mirtilli un coltello in mezzo ai seni. Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi sulla srada le sue bambole bruciavano copertoni. Sdraiato sotto il ponte si annusava il re dei topi sulla strada le sue bambole adescavano i signori. Quando hanno aperto la cella era già tardi perché con una corda sul collo freddo pendeva Michè.

Stanotte Michè s'è impiccato a un chiodo perché non voleva restare vent'anni in prigione lontano da te. Io so che Michè ha voluto morire perché ti restasse il ricordo del bene profondo che aveva per te. Se pure Michè non ti ha scritto spiegando perché se n'è andato dal mondo tu sai che l'ha fatto soltanto per te. Nel buio Michè se n'è andato sapendo che a te non poteva mai dire che aveva ammazzato perché amava te. Domani alle tre nella fossa comune cadrà senza il prete e la messa perché d'un suicida non hanno pietà.

Domani Michè nella terra bagnata sarà e qualcuno una croce col nome la data su lui pianterà. Fante di cuori che è un fuoco di paglia volta la carta il gallo ti sveglia. Madamadorè ha perso sei figlie tra i bar del porto e le sue meraviglie Madamadorè sa puzza di gatto volta la carta e paga il riscatto, paga il riscatto con le borse degli occhi piene di foto di sogni interrotti Angiolina ritaglia giornali si veste da sposa e canta vittoria chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria, chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria.

Guarda le mani, guardale il viso sembra venuta dal Paradiso, guarda le forme, la proporzione, sembra venuta per Tentazione. Guardala, guardala, scioglie i capelli, sono più lunghi dei nostri mantelli, guarda le mani, guardale il viso, sembra venuta dal paradiso. Guardale gli occhi, guarda i capelli, guarda le mani, guardale il collo, guarda la carne, guarda il suo viso, guarda i capelli del paradiso.

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Guarda la carne, guardale il collo, sembra venuta dal suo sorriso, guardale gli occhi, guarda la neve guarda la carne del paradiso. Stelle, già dal tramonto, si contendono il cielo a frotte, luci meticolose nell'insegnarti la notte. Un asino dai passi uguali, compagno del tuo ritorno, scandisce la distanza lungo il morire del giorno.

Ai tuoi occhi, il deserto una distesa di segatura, minuscoli frammenti della fatica della natura. Gli uomini della sabbia hanno profili da assassini, rinchiusi nei silenzi d'una prigione senza confini. Odore di Gerusalemme, la tua mano accarezza il disegno d'una bambola magra, intagliata nel legno. E a te, che cercavi il motivo d'un inganno inespresso dal volto, lei propose l'inquieto ricordo tra i resti d'un sogno raccolto.

Le ombre lunghe dei sacerdoti, costrinsero il sogno in un cerchio di voci.

Con le ali di prima pensai di scappare ma il braccio era nudo e non seppi volare:. E la parola ormai sfinita si sciolse in pianto, ma la paura dalle labbra si raccolse negli occhi semichiusi nel gesto d'una quiete apparente che si consuma nell'attesa d'uno sguardo indulgente.

E te ne vai, Maria, fra l'altra gente che si raccoglie intorno al tuo passare, siepe di sguardi che non fanno male nella stagione di essere madre.

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Sai che fra un'ora forse piangerai poi la tua mano nasconderà un sorriso gioia e dolore hanno il confine incerto nella stagione che illumina il viso. Ave Maria, adesso che sei donna, ave alle donne come te, Maria, femmine un giorno per un nuovo amore povero o ricco, umile o Messia. Femmine un giorno e poi madri per sempre nella stagione che stagioni non sente. Maria: Falegname col martello perché fai den den? Con la pialla su quel legno perché fai fren fren?

La gente: Alle tempie addormentate di questa città pulsa il cuore d'un martello, quando smetterà? Falegname, su quel legno, quanti colpi ormai, quanto ancora con la pialla lo assottiglierai? Maria: Alle piaghe, alle ferite che sul legno fai, falegname su quei tagli manca il sangue, ormai, perché spieghino da soli, con le loro voci, quali volti sbiancheranno sopra le tue croci. La gente: Dalla strada alla montagna sale il tuo den den ogni valle di Giordania impara il tuo fren fren; qualche gruppo di dolore muove il passo inquieto, altri aspettan di far bere a quelle seti aceto.

Poterti smembrare coi denti e le mani, sapere i tuoi occhi bevuti dai cani, di morire in croce puoi essere grato a un brav'uomo, di nome Pilato. Ben più della morte che oggi ti vuole, t'uccide il veleno di queste parole le voci dei padri di quei neonati, da Erode, per te, trucidati.

Nel lugubre scherno degli abiti nuovi misurano a gocce il dolore che provi trent'anni hanno atteso,col fegato in mano, i rantoli d'un ciarlatano. La semineranno per mare e per terra tra boschi e città la tua buona novella, ma questo domani, con fede migliore, stasera è più forte il terrore. Nessuno di loro ti grida un addio per essere scoperto cugino di Dio gli apostoli han chiuso le gole alla voce, fratello che sanguini in croce.

Han volti distesi, già inclini al perdono, ormai che han veduto il tuo sangue di uomo fregiarti le membra di rivoli viola, incapace di nuocere ancora. Il potere, vestito d'umana sembianza, ormai ti considera morto abbastanza e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni degli umili, degli straccioni.

Ma gli occhi dei poveri piangono altrove, non sono venuti a esibire un dolore che alla via della croce ha proibito l'ingresso a chi ti ama come se stesso. Son pallidi al volto, scavati al torace, non hanno la faccia di chi si compiace dei gesti che ormai ti propone il dolore eppure hanno un posto d'onore. Non hanno negli occhi scintille di pena, non sono stupiti a vederti la schiena piegata dal legno che a stento trascini, eppure ti stanno vicini. Perdonali se non ti lasciano solo, se sanno morire sulla croce anche loro, a piangerli sotto non han che le madri, in fondo, son solo due ladri.

Madre di Tito: - Tito, non sei figlio di Dio ma c'è chi muore nel dirti addio. Madre di Dimaco: - Dimaco, ignori chi fu tuo padre ma più di te muore tua madre. Le due madri: - Con troppe lacrime piangi, Maria solo l'immagine di un'agonia: sai che alla vita, nel terzo giorno, il figlio tuo farà ritorno: lascia a noi piangere, un po' più forte, chi non risorgerà più dalla morte.

Figlio nel sangue, figlio nel cuore e chi ti chiama "Nostro Signore" nella fatica del tuo sorriso cerca un ritaglio di paradiso. Non fossi stato figlio di Dio t'avrei ancora per figlio mio. Credevano a un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male. Non nominare il nome di Dio, non nominarlo invano.

Ma forse era stanco, forse troppo lontano, davvero lo nominai invano. Ricorda di santificare le feste. Facile per noi ladroni entrare nei templi che rigurgitan salmi di schiavi e dei loro padroni senza finire legati agli altari sgozzati come animali.

Senza finire legati agli altari sgozzati come animali. Il quinto dice non devi rubare e forse io l'ho rispettato vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie di quelli che avevan rubato: ma io, senza legge, rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio. Ma io, senza legge, rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri cioè non disperdere il seme. Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore: ma non ho creato dolore. Il settimo dice non ammazzare se del cielo vuoi essere degno.

Guardatela oggi, questa legge di Dio, tre volte inchiodata nel legno: guardate la fine di quel nazareno e un ladro non muore di meno. Guardate la fine di quel nazareno e un ladro non muore di meno. Non dire falsa testimonianza e aiutali a uccidere un uomo.

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Lo sanno a memoria il diritto divino, e scordano sempre il perdono: ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore. Ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore. Non desiderare la roba degli altri non desiderarne la sposa.

Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi che hanno una donna e qualcosa: nei letti degli altri già caldi d'amore non ho provato dolore. L'invidia di ieri non è già finita: stasera vi invidio la vita. Ma adesso che viene la sera ed il buio mi toglie il dolore dagli occhi e scivola il sole al di là delle dune a violentare altre notti: io nel vedere quest'uomo che muore, madre, io provo dolore. Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l'amore". Non intendo cantare la gloria né invocare la grazia e il perdono di chi penso non fu altri che un uomo come Dio passato alla storia ma inumano è pur sempre l'amore di chi rantola senza rancore perdonando con l'ultima voce chi lo uccide fra le braccia di una croce.

Dio del cielo se mi vorrai in mezzo agli altri uomini mi cercherai Dio del cielo se mi cercherai nei campi di granturco mi troverai. Dio del cielo se mi cercherai in mezzo agli altri uomini mi troverai. Oh Dio del cielo se mi cercherai nei campi di granturco mi troverai. Oh Dio del cielo. Finirà me l'hai detto tu ma non sei sincera, te lo leggo negli occhi hai bisogno di me. Forse vuoi dirmi ancora no ma tu hai paura, te lo leggo negli occhi stai soffrendo per me.

E nei tuoi occhi che piangono mille ricordi non muoiono perdonami se puoi e resta insieme a me. Tra di noi forse nascerà un amore vero, te lo leggo negli occhi tu lo leggi nei miei. Ma non sei sincera te lo leggo negli occhi stai soffrendo per me.

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Mi sento solo in mezzo alla gente, osservo tutto ma non tocco niente, mi sento strano e poco importante quasi fossi trasparente e poi resto fermo, non muovo niente, la sabbia scende molto lentamente, l'acqua è chiara e si vede il fondo limpido finalmente. Il prodotto ti sarà recapitato tramite email.

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