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La piazza San Giovanni era poco più di uno slargo tra il palazzo Vescovile e il Battistero di San Giovanni , allora vero fulcro del complesso, appena completato con il suo attico e il tetto in marmo a piramide ottagonale. Ad est, a ridosso di quella che venne chiamata poi Porta del Paradiso , si trovava il portico della chiesa di Santa Reparata , che disponeva all'estremità orientale di un vero e proprio coro armonico munito di due campanili [5].

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Coerenza stilistica fra Santa Maria del Fiore, il Campanile e il Battistero A nord-est sorgevano anche l'antica chiesa di San Michele Visdomini , poi spostata più a nord, che si trovava sullo stesso asse Duomo-Battistero, e il più antico "Spedale" fiorentino; a sud sorgevano le abitazioni dei Canonici, organizzate intorno a un chiostro centrale.

Lo spazio religioso assolveva, come normale all'epoca, anche funzioni civiche, come le nomine dei cavalieri, le assemblee popolari, la lettura dei messaggi delle autorità, le consacrazioni al Battista dei prigionieri di guerra, ecc.

Santa Reparata infatti, pur antica e veneranda, non era più adeguata alla città in fortissima espansione, ricca e potente, che aveva appena regolato i suoi conti con la rivale Siena Battaglia di Colle Val d'Elsa , e imposto, sia pure a fatica, la sua egemonia nel caotico scacchiere toscano. Nel , dopo aver provato a ingrandire e consolidare Santa Reparata, infine il governo cittadino decise la ricostruzione completa della chiesa, con dimensioni tali da eclissare le cattedrali delle città avversarie, tra cui Pisa e Siena in primis.

Sulla ricchezza della fabbrica venne dunque posto un particolare accento, in modo da rappresentare l'icona della potenza cittadina [5]. Il nuovo cantiere[ modifica modifica wikitesto ] Schema dell'evoluzione della pianta di Santa Maria del Fiore basata sulle ipotesi di Camillo Boito Fu incaricato del nuovo cantiere Arnolfo di Cambio , l'architetto delle nuove mura, già impegnato in un vasto programma unitario di rinnovo degli edifici religiosi e civili della città aveva probabilmente lavorato alla vasta basilica di Santa Croce e nello stesso torno di tempo dirigeva la costruzione del Palazzo della Signoria [6].

Cattedrale di Santa Maria del Fiore

Il cardinale Pietro Valeriano Duraguerra , legato di papa Bonifacio VIII , pose solennemente la prima pietra della nuova basilica nella festa della Natività della Madonna del 8 settembre.

Venne dedicata alla Madonna "del fiore" cioè patrona della città stessa Fiorenza sebbene i cittadini continuarono a chiamarla con il vecchio titolo almeno fino al , quando un decreto della Signoria impose l'obbligo della nuova denominazione [6] , titolazione riferibile anche a Maria intesa come gemma più preziosa dell' albero di Iesse.

Sono ancora in discussione sia la questione della reale esistenza di un progetto di Arnolfo di Cambio, sia della sua visibilità nella struttura odierna: alla luce dei pochi ed incompleti scavi condotti non è possibile dare una risposta certa, ma nel complesso è innegabile che alcuni caratteri della cattedrale attuale paiano fortemente arnolfiani anche se furono eseguiti da altri capomastri, quindi l'esistenza di un progetto originario è probabile [6].

Santa Maria del Fiore secondo il presunto progetto di Arnolfo, o forse dello stesso autore degli affreschi, Andrea di Bonaiuto, affreschi del - 50 anni prima della realizzazione della cupola Cappellone degli Spagnoli , Santa Maria Novella Esiste una rappresentazione particolarmente antica del progetto della nuova cattedrale nell'affresco della Chiesa trionfante di Andrea di Bonaiuto nel Cappellone degli Spagnoli in Santa Maria Novella ; l'edificio, già provvisto di cupola e con le absidi rispecchia forse il modello ligneo presentato da Arnolfo.

Non mancano, comunque, le perplessità: il campanile, troppo simile a quello veramente realizzato, è più tradizionalmente "spostato" nell'area absidale; la cupola, seppure gotica nell'ornamentazione, è una tradizionale cupola semisferica, senza tamburo ; forse riflette, più che il modello di Arnolfo, quello presentato all'Opera dallo stesso autore dell'affresco.

Arnolfo quindi doveva aver già pensato a una chiesa dotata di una grande cupola, ispirata al modello romano di Santa Maria della Rotonda il Pantheon , e con l'intento di superare le dimensioni del Battistero. Nonostante alcune incertezze dei critici, gli scavi hanno confermato che le prime fondazioni che sia possibile attribuire a Santa Maria del Fiore si trovano sotto l'attuale facciata il cosiddetto muro e sotto i muri laterali, estendendosi poi a sud della facciata.

Scorciatoie - Funzionalità

Il prospetto di Santa Reparata appariva allargato di circa dieci metri e inglobava a destra alcune case dei canonici e a sinistra l'antico campanile, che venne completamente demolito solo nel [6]. L'esiguo spessore di queste fondazioni rende probabile un'altezza progettata assai inferiore a quella poi raggiunta.

La facciata fu subito iniziata, nonostante secondo la prassi fosse un elemento generalmente posposto rispetto alla costruzione di altre parti della chiesa, perché con la demolizione della prima campata di Santa Reparata, decisa per lasciare maggiore spazio al Battistero, si rese necessario chiudere l'antica chiesa in modo da garantirne un uso provvisorio più lungo possibile.

Anche il grande ballatoio sporgente, pur essendo stato eseguito materialmente da Francesco Talenti , è un indizio di carattere tipicamente arnolfiano. I critici lo accostano al cornicione di Santa Croce tradizionalmente attribuitogli ed a quello di altre opere analoghe come il Duomo di Orvieto e quello di Siena.

Alla morte di Arnolfo , contemporanea a quella di altri promotori del cantiere, come il Vescovo Monaldeschi e il cardinale Matteo d'Acquasparta , legato papale, i lavori subirono un rallentamento e furono in seguito sospesi per circa 30 anni. La costruzione del campanile e del corpo basilicale[ modifica modifica wikitesto ] Il campanile di Giotto Dopo la morte di Arnolfo di Cambio i lavori si arrestarono a tempo indeterminato.

Nel il ritrovamento sotto Santa Reparata delle reliquie del venerato vescovo di Firenze, san Zanobi , diede nuovo impeto alla costruzione. Quest'ultimo ottenne il ruolo di responsabile della costruzione dopo il Talenti e a lui è riferita la costruzione di quasi tutta la struttura delle navate [6].

Toscana - immagini e fotografie

Il Talenti venne tuttavia richiamato come capomastro nel , quando ormai anche la forma e la misura delle absidi era stata decisa. Le navate furono completate con la copertura nel di quella centrale nel di quelle laterali [6].

Entro il vennero eseguite le tribune e il tamburo; restava solo da costruire la cupola [6]. Lo stesso argomento in dettaglio: Cupola del Brunelleschi.